Posted by Fabio Ligonzo
| 01:53
La «Gazzetta» mi chiede di raccontare le ore in Parlamento che hanno preceduto l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Dico subito che questa è la seconda elezione a cui ho partecipato perchè ero già alla Camera quando si è votata la rielezione di Giorgio Napolitano. Eppure, se metto a confronto i due momenti, noto subito una differenza profonda. Grande. Vivemmo malissimo l’esperienza di due anni fa. Erano giorni da incubo, l’atmosfera pesante. Avevamo, noi parlamentari, brutte sensazioni. Pensavamo che Pierluigi Bersani, allora segretario del Pd, stesse sbagliando tutto. Mosse, strategie. Stavolta non è stato così. In Parlamento come nel gruppo dei Democratici si è subito
colta un’atmosfera giusta, è emersa immediatamente una sensazione positiva che si è rafforzata col passar dei giorni. Ho detto ai miei colleghi, già una settimana fa, che sarebbe stato eletto presidente Sergio Mattarella, che lui era il candidato giusto, quello maggiormente ispirato al buon senso, oltre ad essere il mio preferito. E devo dire che il profilo del candidato per il Colle è stato prima costruito all’interno del Pd e poi nelle consultazioni con le altre forze politiche. Avevamo escluso il profilo di un presidente tecnico, la candidatura della senatrice Anna Finocchiaro era stata accantonata per ragioni estranee alla politica, quindi Mattarella, figura che incarna più doti: politiche e di custode della Costituzione essendo lui un giudice costituzionale. Siamo così passati dal disorientamento vissuto la volta precedente ad una situazione opposta, nella quale eravamo contenti. Certo, hanno giocato i problemi del Paese e la necessità di avere un ruolo all’altezza delle responsabilità, ma c’è stata anche la capacità del nostro gruppo dirigente. Matteo Renzi ha giocato molto bene questa partita del Quirinale. Ha consolidato la sua leadership e rafforzato il ruolo del Pd oltre a recuperare l’unità interna. Ora il Paese riparte da Sergio Mattarella. Riparte da questa figura emblematica per tante ragioni, e riparte con uno scenario che sta cambiando: alcuni indici economici mondiali sono favorevoli, i primi dati del Jobs Act ci danno buoni riscontri, le riforme strutturali si stanno avviando. Il 2015 può darci segnali di fiducia.



